Come sappiamo bene, oggigiorno, in Italia, quanto in Europa, l’attenzione del decisore politico, delle imprese e di molti attivisti è posta sullo sviluppo sostenibile, inteso come una strategia che ci conduca verso un futuro di prosperità economica, benessere sociale, tutela del capitale naturale ed equilibrio fra queste tre dimensioni strettamente interconnesse fra loro. In parole povere, vogliamo tutti vivere bene. E quando dico tutti, intendo tutti quegli 8 miliardi di formichine che abitano il Mondo in lungo e in largo.
Questa tendenza però non è frutto del caso, ma il risultato di una serie di scelte e politiche internazionali ben precise. Scopriamole insieme!
Le origini
Quella dello sviluppo sostenibile è una strada lastricata di buone intenzioni e accordi internazionali.
Tendenzialmente si fa risalire le sue origini alla Conferenze delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano che si è tenuta a Stoccolma nel 1972, dove per la prima volta si inizia a parlare dei problemi legati all’inquinamento causato dall’uomo e dell’importanza di pianificare una forma di sviluppo economico che garantisca anche il benessere delle persone a livello globale e degli ecosistemi naturali. È in questa occasione che nasce l’UNEP (United Nations Environment Programme), ovvero l’ente delle Nazioni Unite preposto alla tutela dell’Ambiente.
Sono dovuti trascorrere altri vent’anni prima che si ritornasse a parlare seriamente della questione ambientale. Una pietra miliare è rappresentata dalla Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo del 1992 a Rio de Janeiro, meglio conosciuta con l’evocativo nome di “Vertice della Terra”.
Durante il summit, che vede la partecipazione di 172 Paesi, si registra infatti la tendenza globale a cercare di trovare delle soluzioni collegiali per contrastare i problemi di questa nuova epoca chiamata Antropocene. Le crisi che l’umanità si trova a fronteggiare hanno una portata che travalica i confini nazionali e devono pertanto essere affrontante nell’ottica della cooperazione internazionale. Non solo le conseguenze del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento interessano tutta la popolazione mondiale, ma anche la soluzione può essere perseguita solo con la collaborazione di tutti. In un Mondo sempre più globalizzato, con le notizie che viaggiano alla velocità della luce, dobbiamo riconoscere che, volenti o nolenti, siamo tutti collegati.
All’interno di questo contesto vedono la luce Accordi storici, come la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC; United Nations Framework Convention on Climate Change), la Convenzione sulla Biodiversità (Convention on Biological Diversity), la Dichiarazione di Rio e la Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste (Declaration on the principles of forest management).
Si inizia quindi a delineare, sulla scia del Rapporto Brundtland, il percorso verso il concetto di sviluppo sostenibile e si stabilisce un’agenda per guidare le azioni dei Governi mondiali sulla strada della cooperazione internazionale per raggiungerlo.
I sustainable development goals
Un ulteriore passo nella strada verso lo sviluppo sostenibile viene compiuto dalla disposizione dei Millenium Development Goals, così chiamati perché stabiliti a New York agli albori del nuovo Millennio. Gli MDGs sono gli 8 obiettivi identificati dalle Nazioni Unite per garantire gli impegni presi per raggiungere l’ideale di sviluppo sostenibile per tutta la popolazione mondiale. Tali obiettivi rappresentano la base programmatica per l’elaborazione dell’Agenda 2030 e dei Sustainable Development Goals.
L’Agenda 2030, firmata in occasione del Vertice per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite del 2015 dai Paesi membri dell’Onu, viene definito come “un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità” (Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 25 settembre 2015, ONU) e si articola in 17 obiettivi e 169 target specifici da raggiungere entro il 2030 per il perseguimento di una società caratterizzata da crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente.
Questi obiettivi rispettano cinque principi cardine, che rimandano ai tre pilastri della sostenibilità, quello ambientale, quello economico e quello sociale:
- Salvaguardare le risorse naturali e il clima per garantire alla future generazioni l’integrità dei servizi ecosistemici da cui dipendono le attività umane;
- Garantire pari dignità e uguaglianza alle persone, eliminando la fame e la povertà;
- Promuovere la prosperità e la ricchezza in armonia con la natura;
- Sostenere società giuste e pacifiche;
- Implementare l’Agenda attraverso la collaborazione internazionale e degli stakeholder.
Il 2015 rappresenta un anno topico per la crisi ambientale. Oltre all’Agenda 2030 infatti avviene un altro evento degno di menzione: alla COP 21 viene firmato l’Accordo di Parigi, dove 190 Paesi decidono di limitare il riscaldamento globale al di sotto degli 1,5ºC.
In Italia ed in Europa
Non solo a livello internazionale, ma anche a livello comunitario e locale sono tante le iniziative che hanno visto la luce in questi ultimi anni sulla strada dello sviluppo sostenibile.
L’Unione Europea, infatti, si è fatta baluardo della lotta al degrado degli ecosistemi naturali, del rispetto verso tutte le forme di Vita e della tutela dei diritti umani.
Perciò si comporta spesso da apripista sulle tematiche ambientali e si inserisce di diritto in questo contesto con il Green Deal Europeo, il piano comunitario per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 (Comunicazione 640 del 2019, Commissione Europea) e il pacchetto Fit for 55, per ridurre le emissioni del 55% entro il 2030. L’impegno dell’UE non è solo rivolto alla crisi ambientale, ma si rivolge a tutti gli aspetti dell’Agenda 2030, sostenendo un piano di investimenti e una politica comunitaria volta a incoraggiare una transizione equa e inclusiva verso un’economia caratterizzata da un uso efficiente delle risorse naturali, dalla minimizzazione dell’inquinamento e del ripristino dei servizi ecosistemi e della biodiversità. In questo contesto nasce anche la Strategia 2030 per la tutela della biodiversità, che sollecita la protezione degli ecosistemi e il ripristino di quelli danneggiati.
Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (https://www.mase.gov.it/)
In questo contesto internazionale, l’impegno dell’Italia non può venire meno e così risponde attraverso due documenti che delineano chiaramente la Strategia Nazionale per assolvere alla crisi dovuta alla pandemia globale in ottica di crescita sostenibile e rispettare gli impegni presi dall’Unione Europea: il Piano Nazionale di Ripresa e Resistenza (PNRR) e il Piano della Transizione Ecologica (PTE). Come si vede dall’immagine ripresa proprio dal sito del MASE, questi due documenti richiamano tutta una serie di norme per promuovere l’economia circolare, tutelare il patrimonio naturale e contrastare la crisi climatica.
E ora?
Insomma, come vedete, la strada per lo sviluppo sostenibile è lunga e tortuosa, disseminata di bivi e tempestata d’ insidie dietro ogni svolta. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà: il Mondo non cambia dall’oggi al domani e ci sarà bisogno di nuove leggi, nuove soluzioni, nuove strategie, man mano che il tempo passa. Qui, trovi le ultime novità, e qualche ragione per cui gioire. Perché il cambiamento è in atto e sta a noi tutti impegnarci per accelerarlo.
Fonte: https://www.un.org/