Non tanto tempo fa una giovane attivista gridava che è finito il tempo del blah blah blah.
Sono passati esattamente 50 anni da quando, durante la United Nations Conference on the Human Environment a Stoccolma i leader politici globali si sono resi conto che bisognava affrontare la questione ambientale, insieme e proattivamente. Eppure, da quel 1972 i progressi sono stati pigri e altalenanti, e nonostante le preoccupazioni crescenti e gli allarmi lanciati dagli scienziati, sembra che sia stato fatto ben poco per proteggere l’Ambiente.
Ma è proprio così?
Questo è il TUA, il Testo Unico Ambientale, (30° edizione, aggiornato al 2019), nome più accattivante di D.lgs n° 152/2006. Tale documento raccoglie alcune (non tutte) delle norme vigenti in Italia sul tema della tutela ambientale. Contiene 2895 pagine, più del doppio delle pagine di Odissea e Decameron insieme (due letture che ogni buon studente delle superiori confermerà essere non proprio rapidissime).
Ora, lungi da me affermare che lo spessore del documento possa rappresentare una misura affidabile e oggettiva – se mai questa fosse possibile – degli sforzi profusi in materia ambientale, ma diciamo che per lo meno dovrebbe farci saltare la mosca al naso.
Non è facile come sembra
Affermare che non è stato fatto nulla per l’Ambiente finora equivale a denigrare e dimenticare tutte le persone, le iniziative, i progetti, gli sforzi e la passione che hanno portato a siglare Accordi storici, a scrivere leggi, a cambiare i nostri comportamenti e quelli delle nostre aziende.
Sarebbe un po’ come dire che dato che ancora esiste la Mafia, o non è stata trovata una cura contro il Cancro, non è stato fatto nulla per cercare di debellare questi due mali. È ovvio che si potrebbe fare di più e meglio, che ci sono in campo forze opposte, chi opera per il bene e chi per il perpetuarsi di condizioni distorte, ma quando si affrontano questioni complesse, storicamente incancrenite e dagli effetti globali, non ci può aspettare soluzioni semplici e immediate.
Mettere d’accordo 193 Stati con Storia, abitudini, cultura, religione, e problemi differenti non è semplice. Richiede a volte sforzi e impegno sovraumani, tanto da parte dei politici, quanto degli attivisti. Eppure, Italia, Europa e Nazioni Unite ci stanno provando, con i grossi limiti a cui assistiamo tutti i giorni e che comprendo, possano farci perdere le speranze perché sembra che non venga o non verrà mai fatto abbastanza. È altrettanto legittimo rilevare invero che, nonostante gli sforzi profusi, la situazione attuale sia ancora problematica e si prospettino momenti difficili, ma negare i passi avanti che sono stati fatti negli anni non contribuisce alla causa e rischia di impedire alle buone pratiche applicate negli anni di emergere e diffondersi.
Eppur si muove!!
Come diceva qualcuno di molto più in gamba di me, EPPUR SI MUOVE!
Questi anni, per l’appunto, hanno visto la nascita e la crescita del movimento ambientalista, lo sviluppo di una coscienza ambientale, il proliferare della conoscenza scientifica e la volontà da parte del legislatore di proteggere e tutelare la Natura e la salute pubblica (scopri qui le pietre miliari dello sviluppo sostenibile).
Più recentemente, complici gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico e le immense possibilità offerte dai social network, si è assistito ad un sempre maggiore attenzione alla sostenibilità e solo negli ultimi mesi si sono susseguiti una serie di traguardi storici che vale la pena di ricordare. Nei paragrafi seguenti ti riepilogo brevemente le principali (e ve ne sono molte altre) notizie per cui ci siamo rallegrati solamente nell’ultimo anno.
La tutela dell’ambiente è entrata nella Costituzione della Repubblica italiana
A inizio del 2022, abbiamo tutti esultato per la modifica al più importante documento del nostro Stato a garanzia della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini: la Costituzione. Questo perché la protezione dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata inserita fra i principi fondamentali della Repubblica, al pari della sicurezza, della libertà e della dignità umana.
L’Impegno a contrastare l’inquinamento da plastica
La pervasività e l’ubiquità della plastica sono ormai ben chiari a tutti. Così come i problemi che può causare per la salute umana, animale e degli ecosistemi naturali. È per questo che durante l’ultima Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente che si è svolta a Nairobi, si è celebrata la firma di una Risoluzione storica su uno dei temi più rilevanti degli ultimi anni, che stabilisce l’impegno da parte di 175 Stati a definire un accordo giuridicamente vincolante entro il 2024 per porre fine all’ inquinamento da plastica.
Istituzione del fondo Loss and Damage
Dopo anni di trattative, compromessi, discussioni, durante una COP che non lasciava presagire niente di buono per la lotta al cambiamento climatico, in un anno che purtroppo ha visto avverarsi le previsioni sui danni che può comportare il surriscaldamento globale in diverse parti del Mondo, a Sharm el-Sheik si è stabilito di istituire un fondo per aiutare finanziariamente i Paesi più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. Questa decisione rappresenta – sì – un aiuto concreto per le Regioni del mondo più vulnerabili, sia per l’esposizione ai potenziali pericoli, che per la mancanza di risorse economiche e infrastrutturali per far fronte agli eventuali danni, ma soprattutto si configura essere una presa di coscienza e di responsabilità da parte di tutti quegli Stati che hanno contribuito maggiormente e alle emissioni di Gas ad effetto serra, a discapito di tutta la popolazione mondiale.
Addio al Buco dell’Ozono
A volte gli Accordi internazionali funzionano. È questo il caso del Protocollo di Montreal, e i suoi successivi emendamenti, che hanno dimostrato che è possibile cooperare a livello internazionale per rispondere in maniera efficace agli allarmi della comunità scientifica che riguardano la salute e la sicurezza di tutti noi.
A metà degli anni ’80 infatti si è registrato un anomalo assottigliamento dello strato di ozono stratosferico che ha lo scopo di proteggere la Terra e i suoi abitanti dalle radiazioni ultraviolette solari. Questa scoperta ha portato, nel giro di pochissimi anni, alla ratifica da parte di 197 Paesi di un Trattato per l’eliminazione dell’uso di tutte quelle sostanze responsabili della distruzione delle molecole di ozono (chiamate ODS, Ozone Depleting Substances). La strategia proposta sembra funzionare, e l’ultimo report delle Nazioni Unite ci racconta che lo strato di Ozono si ristabilirà completamente nei prossimi decenni.
Accordo storico per proteggere gli Ecosistemi e la Biodiversità
A dicembre dello scorso anno, alla Conferenza delle Nazioni Unite per la Biodiversità (COP 15) che si è tenuta a Montreal, in Canada, si è festeggiato un accordo che, secondo molti professionisti della tutela ambientale, si può definire storico. Fra i vari obiettivi che si sono dati i firmatari, emerge infatti l’impegno a tutelare e proteggere almeno il 30% degli ecosistemi terrestri, costieri, marini e delle acque interne ad andare al 2030, incrementando l’estensione e la connessione delle aree protette e cercando di porre un freno alla perdita di biodiversità. Un segnale importante, che riflette una presa di coscienza fondamentale per la rilevanza della biodiversità e dei servizi ecosistemici per il benessere e la sopravvivenza umana.
Protezione degli oceani
È difficilissimo, forse quasi impossibile, proteggere ciò che non è di nessuno, e che, proprio per questo, alla fin fine si può considerare un po’ di tutti. Perché è semplice arrogarsi dei diritti, ma è molto più difficile darsi delle regole e imporsi dei limiti. Eppure poco più di un mese fa, l’ONU ha stabilito un traguardo fondamentale nella lotta contro la perdita di biodiversità e il deterioramento degli ecosistemi naturali: un accordo internazionale per proteggere gli oceani. Due terzi del volume oceanico infatti non risulta soggetto ad alcuna legislazione nazionale, diventando quindi preda di uno sfruttamento e un’incuria barbara. Per questo si è ritenuto necessario stipulare un Accordo per proteggere e utilizzare in modo sostenibile le risorse dell’alto mare.
E’ anche la nostra battaglia
Purtroppo, devo riconoscerlo, molte di queste notizie non raccontano di fatti, di risultati, quanto, come diceva l’attivista di cui sopra, di parole, di accordi, di strette di mano. Ma sono quelle strette di mano che permettono ad altre centinaia, migliaia di persone di fare il loro lavoro e salvare il Pianeta. Dietro quelle parole, ci sono soldi, progetti e idee; ci sono volontari, scienziati, attivisti, politici, ministri e imprenditori che si adoperano per trasformare una visione in risultati concreti e tangibili. Un poco alla volta, ma tutti insieme.
Non dobbiamo accontentarci chiaramente di quello che è stato raggiunto e dei risultati perseguiti. Non sono sufficienti per contrastare la crisi climatica, l’inquinamento, le disparità sociali e il dilagare di danni ambientali a cui assistiamo quotidianamente. Ma è ingiusto e controproducente credere che ormai sia tutto perduto, che a nessuno interessi dell’Ambiente e del futuro dell’umanità e che ci rimanga solo alternativamente da disperarci o rivalerci sulle generazioni precedenti. Nella speranza e nell’attesa che gli addetti alle decisioni importanti, compiano il loro dovere e prendano in mano la situazione nel modo coraggioso che richiede l’urgenza della situazione, dobbiamo porci una domanda:
Noi cosa siamo disposti a fare?
Siamo disposti a contribuire al cambiamento? A modificare i nostri consumi, e il nostro stile di vita?
Siamo disposti ad adeguarci alle normative più stringenti, anche se comporteranno, almeno inizialmente, un restringimento delle nostre libertà o dei nostri guadagni?
Siamo disposti a lottare e attivarci in difesa di quello che riteniamo più giusto?
Perché vedo una grande ipocrisia nel pretendere che le persone che ci dirigano abbiano un’etica e una morale profondamente diversa da quelle che guidano ognuno di noi nelle sue azioni quotidiane. Se siamo disposti a calpestare i diritti altrui, per avere l’ultima novità a prezzi scontati, se decidiamo di erigere dei muri per paura di perdere quel poco che abbiamo a spese di altri esseri umani, se ci rifiutiamo di fare la differenziata perché è noiosa e articolata, forse non dovremmo gridare allo scandalo quando d’estate ci tufferemo in un bel brodino senza pesci ma pieno di plastica, quando i migranti climatici saranno inarrestabili e quando ci razioneranno l’acqua per le docce. No?
Prima di puntare il dito contro tutto quello che non è già stato fatto, e pretendere che qualcuno se ne occupi, è buona norma tirarsi su le maniche e spendersi, ognuno coi i suoi tempi e i suoi mezzi, perché tutto ciò che riteniamo importante e necessario, accada. Il più delle volte, cambiando le nostre abitudini e uscendo dalla nostra zona di comfort. So che può essere difficile e spesso non si sa da che parte cominciare, ma nella sezione Guide spero di darti qualche spunto che puoi applicare fin da subito per sperimentare un modo più sostenibile di pensare, scegliere ed, infine, agire.