L’altro giorno stavo facendo una passeggiata con alcune amiche impegnate, ognuna nel proprio campo, a rendere la propria attività, e la propria vita, più sostenibile. Ci stavamo interrogando sulle iniziative dei governi e dei privati, cercando di capire quali sono le criticità che ci impediscono, a livello di società, di progredire verso una dimensione più umana e più rispettosa di tutte le forme di vita. Ad un certo punto la domanda è sorta spontanea: perché dovremmo cambiare?
La risposta è tanto semplice quanto ovvia: perché POSSIAMO!
Cambiare si può?
È facile infatti lasciarsi scorare dalle notizie che provengono dal mondo che ci circonda: la guerra, la fame, le malattie, un mercato del lavoro non proprio florido. Certo, non viviamo nel migliore dei mondi possibili, questo è indubbio. Ma in questo contesto storico non idilliaco nel quale siamo capitati, finisce troppo spesso che ci dimentichiamo che in fondo le cose, per noi, non vanno così male.
Forse non vivremo nel paradiso dei buoni e dei giusti, ma se ci guardiamo intorno, ci tocca riconoscere che siamo fortunati. In molti casi, abbiamo la possibilità di scegliere come vivere la nostra vita, abbiamo accesso ad una fonte inesauribile di informazioni ed esperienze, abbiamo la capacità di soddisfare i nostri bisogni primari senza troppa fatica. Nei limiti del nostro Tempo e dell’andamento geopolitico, che sono fuori dalla nostra sfera di influenza, possiamo fare tutto quello che ci passa per la testa.
Questa opportunità non è da poco e non merita di essere data per scontata.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare
Ma diciamoci la verità, fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare! Io avrei potuto diventare astronauta, medico, ingegnere aero-spaziale e non sono nulla di tutto questo. Servono tempo, dedizione, volontà e ammettiamolo, anche un pizzico di fortuna, per realizzare tutto ciò che, almeno in potenza, potrebbe essere.
A questo si aggiungono le istanze di una società votata alla performance, prendendo in prestito le parole dei filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici, che ci richiede costantemente di essere i migliori, in tutti i campi, per produrre e accumulare risultati e approvazione. Quanti stimoli riceviamo al giorno? Quante attività sentiamo di dover fare per essere belli, in forma, intelligenti, informati, impegnati? Quanti treni dobbiamo prendere, per non perdere l’occasione? Quanto tempo dobbiamo impiegare per eccellere?
Ecco, no! Non voglio scadere nella facile retorica del “devi impegnarti ad essere la migliore versione di te stesso, perché hai avuto tutto quello che si può desiderare dalla vita”. Essere grati per ciò che di bello avviene nella nostra vita, è un esercizio molto utile per accrescere il nostro benessere e la nostra salute mentale, ma non dovrebbe diventare una clausola che ci obbliga a dannarci per “sentirci in pari“. Non esiste nessun contratto di reciprocità, e, a conti fatti, non siamo in debito con nessuno.
Ma allora perché dovremmo cambiare?
Il potere di cambiare le cose
Ecco, se lo chiedete a me, il motivo che mi spinge a scrivere questo blog, a impegnarmi per vivere una vita più leggera, è perché ne sento la responsabilità. Non solo ho la fortuna di poterlo fare, ma ho deciso che voglio farlo, anche per chi questa possibilità non ce l’ha. Il nostro stile di vita, il nostro modello produttivo, la nostra storia come popolo, ha delle ripercussioni sulla vita delle persone in tutto il mondo, che ci piaccia oppure no, che vogliamo dircelo o meno.
In Europa si sono create negli anni le condizioni per fare da apripista su temi rilevanti di benessere sociale, che ci permettono di interrogarci su temi che in altre parti del mondo sono ancora solamente in nuce. Ed è proprio grazie a questa rinnovata sensibilità, consapevoli dell’impatto delle nostre scelte e del nostro modello economico sulle sorti di milioni di persone sparse per il Mondo, che per me diventa fondamentale cercare di capire come i miei acquisti, la mia vita quotidiana, le mie decisioni politiche, i miei investimenti possano agire per il bene e non per danneggiare chi non ha la mia stessa facoltà di scelta.
Siamo culturalmente portati a credere che le soluzioni debbano arrivare dall’esterno. Dal nuovo leader politico, dalle Istituzioni, dall’Azienda virtuosa o dal Superenalotto. Ma questa responsabilità che sento, e questa libertà che abbiamo, in realtà celano anche un dono dal valore inestimabile: IL POTERE.
L’Unione fa la forza
Per quanto sembra che nulla dipenda strettamente dalla nostra volontà e capacità, scegliere, e farlo bene, ci consente di riacquisire il potere di muovere il Mondo nella direzione che vogliamo, di contribuire alla creazione di una società più giusta ed equa.
E non dobbiamo farlo da soli. Là fuori c’è un mare di persone che vogliono farlo con noi, che trovano soluzioni, che si ingegnano, che combattono e che sono pronte a tenderci la mano.
Cambiare ed impegnarsi, non significa necessariamente rivoluzionare la propria vita. Non implica per forza mollare baracca e burattini e lanciarsi nelle gelide acque del Nord per lottare contro le baleniere con un coltello fra i denti. Il potere di cambiare le cose parte dai piccoli gesti quotidiani. Da una corretta raccolta differenziata, da quello che mangi, dai negozi nei quali fai spesa. Sono azioni che compiamo tutti, tutti i giorni, più volte al giorno.
Ci hanno insegnato che solo i supereroi salvano il mondo, ma in realtà siamo noi gli eroi che “non meritiamo ma di cui abbiamo bisogno”, e unendo le forze, poco per volta, potremmo compiere una vera e propria svolta verso la transizione ecologica.
Informarsi e impegnarsi in prima persona non è facile e non è nemmeno scontato, figurarsi dovuto. Nessuno si aspetta che cambi il mondo da solo e nessuno ti biasimerà se non muoverai un passo. Il mio compito qui è ricordarti solo che se lo desideri, fidati, puoi farlo.