“Aggiustiamo” gli ecosistemi

A volte sembra che quando si parla di ecosistemi, sia facile dire “aggiustiamo”.

Appare però sempre più chiaro che mettere mano ad un sistema complesso che ha smesso di essere in equilibrio e funzionare come dovrebbe non è semplice e banale come potremmo pensare ad un primo sguardo.

Recentemente ho avuto un’esperienza traumatica con la caldaia di casa mia, la quale, io ormai ne sono convinta, vive di vita propria o in alternativa è infestata da uno spirito con un senso dell’umorismo alquanto perverso.

Sebbene infatti mi abbia tenuto al freddo per qualche giorno di troppo, le sono in realtà grata perché mi ha spinto a riflettere su come funziona l’Ambiente e sui rischi di un approccio troppo positivista a quelli che sono i temi di sostenibilità ambientale.

Storia di vita vissuta

La mia caldaia è infatti un elemento funzionale dell’ecosistema casa nel quale vivo: è collegata all’impianto elettrico e all’impianto idraulico, che comunicano con altri oggetti della casa più o meno animati, ed il suo funzionamento contribuisce a creare delle condizioni ottimali per il mantenimento della vita.

Negli ultimi due mesi ho imparato a mie spese quanto questo ecosistema sia delicato e come, una volta alterato, non sia per nulla facile ripristinarne il funzionamento corretto.

La prima occasione utile per ragionare su questi aspetti si è presentata quando, una mattina, di punto in bianco, è saltata la luce. Non era successo nulla di diverso dal solito: mi ero alzata, ero andata in bagno a lavarmi i denti, avevo preso il caffè, acceso il bollitore e PUFF, ad un certo punto il sistema si è sovraccaricato ed è andato in TILT. Per ripristinare la corrente abbiamo dovuto staccare tutte le spine e, a malincuore, abbiamo scoperto che a causare il cortocircuito sembrava essere proprio la nostra vecchia e pesante amica.

Dopo una settimana di docce fredde, svariati tecnici (elettricista, idraulico, caldaista, etc…), numerose fatture da pagare, il mistero della caldaia era ancora irrisolto: dopo vent’ anni di onorato servizio, aveva deciso che, a momenti alterni (e chiaramente mai in presenza dell’esperto opportunamente chiamato a riguardo), avrebbe smesso di funzionare facendo saltare l’impianto elettrico di tutta la casa.

Piccolo spoiler: il mistero è stato risolto, come solo un degno investigatore avrebbe saputo fare, ma dovrete aspettare il prossimo paragrafo per scoprire l’arcano.

E non è finita qui

Un altro insegnamento è arrivato dalla definitiva resa della caldaia pochi mesi successivi. Dato che era ritornata a comportarsi egregiamente, abbiamo optato per fare la classica manutenzione annuale. Abbiamo chiamato l’esperto, prenotato l’appuntamento e alle 10 di un uggioso martedì di novembre mi è stato detto “Tutto a posto. Un po’ vecchietta, ma può tirare avanti tranquillamente altri 20 anni”.

E io, ingenua, a crederci!

La mattina dopo, all’alba, siamo stati svegliati da una serie di rumori fragorosi che sembravano provenire dall’anziano marchingegno posto, per un caso fortuito, proprio di fianco alla nostra camera da letto. Per intenderci il frastuono somigliava a quello di mille martelli che battono contemporaneamente su un tubo di metallo.

Preoccupati di saltare in aria, abbiamo usato la strategia che da sempre l’uomo mette in campo nell’annosa battaglia con la tecnologia – spegnere e riaccendere – ma, questa volta, a nulla è servito. Non appena veniva accesso il riscaldamento, la caldaia sembrava sul procinto di esplodere con un assordante boato.

A quel punto è iniziata un’altra epopea, fatta di diagnosi, soluzioni temporanee e scoramento. Sembra infatti che i residui di calcare accumulatesi durante qualche decennio di utilizzo lungo le pareti dei tubi della caldaia, a causa delle operazioni messe in atto durante la pulizia e la revisione, si siano staccati e siano andati ad intasare varie componenti della macchina, impendendo all’acqua di fluire correttamente. L’unica opzione praticabile a quel punto era sostituire la caldaia.

Dopo sei mesi da quando la corrente è saltata, abbiamo ceduto. Se per decenni la caldaia non aveva dato alcun problema, improvvisamente, il sistema era saltato completamente, ed era impossibile rimetterlo in funzione o in equilibrio. Dovevamo rassegnarci all’idea di comprare e installare una caldaia nuova.

Lezioni apprese

Nel sollievo che segue una lunga doccia calda in pieno inverno dopo mesi di crioterapia forzata, ho avuto la lucidità di pensare alla situazione con occhi diversi e di comprendere come questa piccola disavventura, potesse aiutarci a capire meglio perché quando si parla di Ambiente ed Ecosistemi, bisogna andarci con i piedi di piombo.

  • Lezione numero 1: In un sistema complesso, basta il più piccolo e insignificante cambiamento a generare una serie di reazioni che sono, non solo molto difficili da prevedere, ma anche decisamente complesse da regolare una volta avviate
  • Lezione numero 2: per quanto preparati e competenti possiamo essere, per quanto in gamba ci crediamo, per quanta esperienza abbiamo accumulato, ogni situazione è a sé stante e l’elaborato sistema di interazioni e connessioni che si crea in un ecosistema oltre ad essere estremamente delicato, è arduo da comprendere nella sua interezza
  • Lezione numero 3: se una cosa funziona, non metterci mano
  • Lezione numero 4: una volta che ci hai messo mano, ed hai alterato il fragile equilibrio sul quale poggia il suo funzionamento, allora sei fregato
  • Lezione numero 5: a volte una dinamica disturbante può svolgersi per un tempo infinitamente lungo, prima di risolversi definitivamente in un danno irreparabile. È stata un’operazione routinaria a causare l’esplosione di un problema da tempo latente, dovuto ad anni di accumulo di quantità minuscole di calcare.
  • Lezione numero 6: prevenire è meglio che curare. Sarebbe bastato installare un semplice filtro, e cambiarlo regolarmente per impedire al calcare di accumularsi, ma a posteriori non c’era nulla da fare se non cambiare tutti i pezzi danneggiati della caldaia.
  • Lezione numero 7: ci sono ancora tante cose da scoprire, studiare e comprendere prima di giocare a fare Dio. Ad esempio, ancora oggi non ci è chiaro perché la caldaia abbia iniziato a far saltare la luce. Tutto ciò che sappiamo è solo che ad un certo, senza preavviso alcuno, il bollitore elettrico, posizionato a più di dieci metri dalla caldaia, collegato ad una presa completamente diversa, se avviato mentre il riscaldamento era in funzione generava un cortocircuito tale per cui l’impianto elettrico non poteva funzionare se la caldaia era accesa. Ad oggi nessuno è ancora riuscito a spiegarci con quale meccanismo e per quali subdole e nascoste connessioni questo fenomeno si generasse (se qualcuno ha lumi lo prego di contattarmi perché la curiosità mi sta uccidendo).
  • Lezione numero 8, la più importante: la Natura, per fortuna, non è come casa mia. Non puoi sostituire i suoi pezzi quando smette di funzionare. Non puoi semplicemente cambiare qualcosa e continuare con la tua Vita. Se compromettiamo il suo funzionamento, dobbiamo essere pronti a vedercela con le conseguenze, consapevoli però che non sarà necessariamente possibile cambiarne i pezzi, risolverne i problemi, rimetterla in carreggiata.

Quindi, che fare?

Vi sono tantissime similitudine e sincronicità fra il mondo naturale e quello antropico. Così tante che esiste una branca della Scienza che si occupa di individuare i pattern del mondo biologico che si potrebbero applicare per trovare soluzioni innovative a problemi tutti umani. Questa disciplina si chiama Biomimesi e per l’ennesima volta ci dimostra quanto dipendiamo dal Mondo che ci circonda, e dai complessi processi e strutture che ne permettono il funzionamento.

Oggi riteniamo, a volte anche giustamente, che la Tecnologia e l’ingegno umano possano risolvere qualunque problema che abbiamo creato e creeremo. Sicuramente dobbiamo darci da fare per risolvere i danni che abbiamo già causato e utilizzare tutte le risorse di cui disponiamo per farlo, ma, per quanto riguarda il futuro, forse è il caso di darci una regolata prima che sia troppo tardi.

Là fuori è pieno di Meraviglia, sta a noi proteggerla per proteggerci, perché non esisterà mai nessuna macchina che possa sostituirla.

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