Lo spirito giusto per affrontare la sfida ambientale

Un giorno, il mio moroso, di professione copy, durante una colazione come tante altre, se ne è uscito con questa massima: e comunque alla fine, moriremo tutti di una terribile, terribile morte.

Ora, prima di gridare allo scandalo, vi assicuro che no, non siamo degli esseri insensibili che dal loro antro buio in centro città, si prendono gioco della tragicità dell’umana condizione. Anzi! Proprio perché a volte il peso delle informazioni che ci arrivano dai media, diventava quasi insopportabile, ci armiamo di ironia e sarcasmo per superare la lettura dei quotidiani e il giretto di ricognizione sui social.

Quindi, per completare la scena, immaginatevi lui, in pigiama e pantofole pelose che ritraggono un topino con il cappello di Babbo Natale, che declama con aria solenne, imitando la voce di Bugs Bunny: moriremo tutti di una terribile, terribile morte.

Ecco, ogni volta, ridiamo fino alle lacrime e l’aria diventa un pochino più leggera.

Questa “motto” poi ce lo siamo portati dietro nella vita di tutti i giorni. Ogni volta che iniziamo a lamentarci per quel colloquio di lavoro che ci mette ansia, la famiglia che ti fa dannare, la macchina che deve essere portata dal meccanico o quel raffreddore bastardo che sembra non passare più, uno dei due se ne salta fuori con la massima sulla nostra fine inesorabile.

In un attimo allora ci ricordiamo che:

  1. I problemi veri della vita sono altri;
  2. Non è così grave come sembra;
  3. Vale la pena prendere la vita con un po’ più di leggerezza.

Ora, non sempre funziona come un pulsante magico che dissolve ogni dubbio, preoccupazione e incertezza, ma devo dire che quelle semplici parole, mi rimettono quasi sempre nella giusta prospettiva.

Si, ok, grazie della storiella, tutto molto bello e interessante, ma cosa c’entra questo con la sostenibilità, il cambiamento climatico, l’inquinamento, la perdita di biodiversità, la giustizia sociale, i disastri ambientali…?

L’angoscia dell’essere informati

mmmm…. davvero davvero non è ancora chiaro dove voglio andare a parare? L’informazione, l’educazione e la sensibilizzazione sono una gran bella cosa, su questo non ci piove. Crescendo ho imparato a riconoscere che rimanere aggiornati su quello che succede intorno a noi, oltre ad essere estremamente interessante, sia doveroso. Detto questo, se sei una persona sensibile che tende ad immedesimarsi nelle disgrazie altrui, stare al passo con ciò che accade fuori dal cortile di casa, può diventare estremamente faticoso, in primis quando si parla di Ambiente.

Senza scendere in tecnicismi che non mi competono, mi sembra che oggigiorno l’informazione si basi prevalentemente sul creare un effetto patetico, volto a far leva sulle emozioni e i sentimenti legati alla compartecipazione – potrebbe succedere anche a te -, all’ empatia – e se fosse successo a te? -, e chiaramente al senso di colpa – per fortuna non è successo a te.

Purtroppo, questo schema comunicativo ricorrente, oltre a creare personalmente un effetto repulsivo, non rende giustizia alla realtà dei fatti, ponendo eccessivamente l’accento su ciò che di negativo si sta verificando, senza dare opportunatamente spazio alle buone notizie.

Questo non vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia di fronte alle tragedie e ai problemi, ma semplicemente mantenere un atteggiamento oggettivo, distaccato, scientifico di fronte alle situazioni e riconoscerne obiettivamente i pro e i contro.

Come racconta meravigliosamente Hans Rosling nel suo libro Factfulness, se ci fermiamo un attimo a guardare i dati, non viviamo assolutamente nel peggiore dei mondi possibili. L’autore cita una serie di bias cognitivi che ci inducono a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e ad aspettarci il peggio.

Non viviamo nel peggiore dei mondi possibile

Hai il 50% di possibilità di salvarti o il 50% di possibilità di lasciarci le penne?

Mi piacerebbe anche fare un piccolo disclaimer: sono la prima in assoluto a dire che il Mondo non si riduce a sterili statistiche. I dati ci aiutano ad interpretarlo in maniera obiettiva, ma non esauriscono il tema. Dire che nel 2021, 828 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame (dato estratto dal Rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World, 2022), non equivale ad affermare che il prezzo del pane è aumentato quasi del 20% in Europa nell’ultimo anno (dati Eurostat). Entrambi i dati ci forniscono delle informazioni reali su una tendenza a cui assistiamo e che influisce parzialmente nelle nostre vite, ma oltre ai numeri, si nascondono delle storie vere, delle vite vere, delle persone vere con un bagaglio umano di emozioni e vissuti che ci appartiene come esseri umani e che ci risuona come individui. Un dato è un dato, ma non tutti i numeri sono uguali, o dovrebbero esserlo.

È incontestabile anche che ci sia ancora molto lavoro da fare: la violenza imperversa in diverse parti del mondo, povertà e fame costringono milioni di persone a vivere nella sofferenza, l’ingiustizia è ancora alla base della nostra società e il nostro modo di vivere ha creato irrimediabili danni agli ecosistemi naturali.

Questo è indubbio, ma vogliamo un attimo fermarci e guardare invece a tutto quello che l’umanità ha raggiunto?

Il bicchiere mezzo pieno

Se guardiano alla nostra quotidianità, sebbene ci sia ancora tanto su cui lavorare, ci rendiamo conto che abbiamo già tagliato dei traguardi importanti.

Se posso scrivere questo BLOG e qualcuno lo può leggere è perché:

  • Viviamo in una democrazia e sono libera di fare “quasi” tutto quello che voglio (cosa non scontata);
  • Come donna ho gli stessi diritti della mia controparte maschile di studiare, lavorare, esprimere opinioni, partecipare alla vita politica (sempre non scontato);
  • Ho una connessione internet che mi permette di essere costantemente in contatto con chiunque, ovunque;
  • Possiedo un PC/computer/tablet/telefonino con cui scrivere articoli, fare foto, produrre video, etc.
  • In casa ho acqua corrente, riscaldamento, una buona scorta di cibo e tutto l’occorrente per conservarlo o cucinarlo;
  • Non mi devo eccessivamente preoccupare della mia salute perché fra vaccini, antibiotici, macchinari per test e diagnosi, ricerca e prevenzione, alla fin fine ci sono buone probabilità che arrivi a 86 anni viva, vegeta e arzilla.

Negli ultimi 70 anni il nostro stile di vita si è modificato in maniera sconvolgente in quasi ogni ambito immaginabile, dai trasporti, alla comunicazione, alla vendita e, checché ce ne lamentiamo, generalmente in meglio. Siamo letteralmente andati sulla Luna e oggi si parla di colonizzare Marte.

Meno problemi e più soluzioni

Certo, i risultati raggiunti non compensano i problemi che ancora infuriano nel Mondo ed è nostro dovere impegnarci per migliorare continuativamente (come dico qui), per permettere a sempre più persone di godere di privilegi ancora purtroppo definiti tali e appannaggio di un numero esiguo di Stati nel Mondo.

Ma, per quanto mi spiaccia confutare una leader carismatica e che ammiro molto, no, non ci hanno rubato il futuro. Al massimo non hanno valutato bene i pro e i contro. E sebbene anch’io a volte mi svegli arrabbiata perché mi pare di pagare il prezzo di errori commessi da altri, mi ricordo che errare è la cosa più umana che esista. Puntare il dito non serve a niente, o meglio, non risolve il problema. Al contrario propongo di guardare con occhio nuovo le possibilità che abbiamo e iniziare a cercare soluzioni, invece che colpevoli.

Abbiamo tutto quello che ci serve, basta tirarsi su le maniche e sorridere un po’.

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