Mangia sostenibile!

In “Possiamo salvare il mondo prima di cena” un brillante e talentuoso Jonathan Safran Foer ci conduce passo passo nel cammino della consapevolezza del nostro ruolo come individui nella lotta al cambiamento climatico per la salvaguardia della nostra stessa specie.

Oggi si parla molto infatti della questione climatica, ma pochi sono riusciti a spiegarci chiaramente quale sia il nostro ruolo in tutta questa storia. Possiamo noi, con le nostre scelte quotidiane, contribuire positivamente al cambiamento necessario per la sopravvivenza nostra e del nostro Pianeta?

La risposta di Foer è: assolutamente sì! Perché il cambiamento parte da noi.  Ed io non potrei che essere più d’accordo. Nelle nostre scelte di consumatori risiede già un immenso potere.

Oggi vi voglio raccontare del modo più semplice e immediato che abbiamo per prenderci cura di noi stessi e dell’Ambiente: il cibo. Non tutti infatti abbiamo le risorse economiche o il tempo per dedicarci ad una svolta delle nostre abitudini in ottica di sostenibilità, ma, volenti o nolenti, nessuno di noi è esente dal mangiare almeno tre volte al giorno, tutti i giorni della propria vita. Scegliere oculatamente cosa finisce nel nostro corpo può fare un’enorme differenza in termini sia di salute personale che di salvaguardia dell’Ambiente che ci circonda.

Ma quindi dobbiamo tornare a brucare le erbette selvatiche e a raccoglier radici? No. Un’alimentazione sana deve appagare i sensi, soddisfare il cervello ed essere sostenibile sul lungo periodo, sia per il portafoglio che per il nostro palato. Quindi, bando alle ciance e scopriamo i cinque principi per mangiare bene, rimanere in salute e ridurre la nostra impronta ecologica (se non sai cos’è ti consiglio la lettura di questo articolo).

1) Scegli il KM 0

Per quanto possa sembrare banale, se vogliamo ridurre la nostra impronta ecologica, dobbiamo evitare di far viaggiare troppo quello che acquistiamo. La filiera corta consente non solo di ridurre le emissioni legate ai trasporti, ma anche di evitare tutti quei rifiuti da imballaggio che vediamo accatastati nei pressi dei magazzini dei supermercati. Viviamo nel paese dei piccoli produttori terrieri e della buona cucina, quale miglior ragione per acquistare direttamente dal contadino o dal vaccaro dietro casa?

Non solo, se conosci chi produce ciò che mangi, hai maggiori probabilità di raccogliere informazioni precise su quello che acquisti e compiere delle scelte informate. Ridurre gli attori della filiera inoltre può essere anche una buona strategia per acquistare prodotti di qualità a prezzi più bassi di quanto ti aspetteresti.  Un ottimo modo per iniziare a valutare delle alternative al supermercato sotto casa è frequentare i mercati locali o aderire ad un gruppo di acquisto solidale.

 

2) Prediligi il locale e di stagione

Questa regola fa il paio con la precedente. Acquistare localmente però, non vuol dire solamente ridurre le distanze di approvvigionamento, ma soprattutto significa scegliere varietà di cibo della propria regione. Oggi va molto di moda l’avocado (francamente anch’io sono una fan sfegatata di una guacamole fatta bene eh), frutto miracoloso e panacea di tutti i mali con i suoi grassi buoni e il suo prezzo esorbitante.

Ma che ne è del nostro buon olio di oliva del Mediterraneo, oggetto di centinaia di studi scientifici sulla corretta alimentazione e immancabile tocco di grazia delle nonne per intere generazioni?

Scegliere i cibi delle nostre terre significa tutelare la biodiversità delle nostre coltivazioni e scegliere qualità alimentari più compatibili con il nostro organismo, plasmato da anni di coevoluzione. Senza considerare che le nuove tendenze e mode culinarie dei Paesi occidentali hanno delle implicazioni sulle popolazioni locali e sugli ecosistemi naturali in varie parti del mondo (solo per dirne alcune: deforestazione, sicurezza alimentare, consumo di acqua e suolo, sfruttamento degli indigeni, etc…). Lontano dagli occhi, lontano dal cuore?

Ecco teniamo a mente che le conseguenze delle nostre azioni non si riflettono esclusivamente sulla nostra casa: in un mercato sempre più globale dobbiamo necessariamente ampliare i nostri orizzonti e iniziare a guardare anche al di là del nostro orticello.

3) Riduci lo spreco

In questo articolo abbiamo scoperto cos’è lo spreco alimentare, compreso la portata del problema e analizzato le sue conseguenze.

Breve reminder: lo spreco di cibo non rappresenta un danno per l’Ambiente  solo per l’impiego inutile di risorse preziosissime quali il suolo e l’acqua, ma anche per lo smaltimento dei rifiuti che vengono così  a generarsi.

Preoccuparsi di ridurre al minimo lo spreco alimentare dovrebbe essere un imperativo morale, che coinvolge le nostre abitudini e i nostri acquisti. Oggi esistono centinaia di realtà che consentono di comprare a prezzi stracciati alimenti che altrimenti finirebbero, nella migliore delle ipotesi, nel cestino dell’umido. Giusto per citare alcuni comportamenti virtuosi che potete adottare fin da subito, provate a chiedere le “doggy bag” al ristorante se vi avanza qualcosa nel piatto, imparate a cucinare anche le parti “meno pregiate” degli alimenti e sbizzarritevi con le offerte dell’App Toogoodtogo. Qui trovi una lista di consigli da implementare per ridurre il tuo spreco.

4) Occhio all’imballaggio

Come avete potuto vedere, non è solo la qualità degli alimenti che si acquistano a determinare l’impatto ambientale di quello che mangiamo. Dobbiamo mettere sotto la lente di ingrandimento l’intera filiera produttiva, dall’origine, al trasporto fino allo smaltimento dei prodotti. In quest’ottica non possiamo esimerci dal considerare anche il packaging di quello che acquistiamo.

Partendo dal rifuggire tutti quegli odiosi alimenti monoporzioni che vengono avvolti in strati su strati di plastica senza una ragione apparente, fino ad imparare a leggere le informazioni riportate sulle confezioni degli alimenti e prediligere quelle in materiale riciclato e/o riciclabile, i più arditi di noi potranno addentrarsi addirittura nell’impervio mondo dello sfuso.

Purtroppo in Italia è difficile trovare negozi che ci consentano di utilizzare i nostri contenitori da riempire con i prodotti alimentari desiderati (anche se le cose stanno cambiando. Qua trovi consigli utili per avvicinarti al mondo dello sfuso). Questo non vuol dire che non possiamo portarci dietro tapperware o sacchetti di cotone e chiedere al nostro panettiere/macellaio/fruttivendolo di fiducia di usare quelli al posto delle solite confezioni usa e getta.

 

5) Seleziona le materie prime

Molti di voi saranno delusi, una volta arrivati fin qui, di non aver ancora letto una lista di alimenti da bannare dalla vostra alimentazione. Ma come? Niente: eliminate la carne? Abbasso i carboidrati? Aboliamo il pesce?

Oggi i titoli sensazionalisti piacciono di più che i ragionamenti razionali basati sul buon senso, ma io non sono di questa idea. Adottare una dieta vegana e vegetariana è una scelta etica e ammirevole ( da affiancare sempre al parere e consiglio di un nutrizionista esperto che possa guidarvi). Oltre alla questione del benessere animale, ormai non si contano gli studi che hanno dimostrato l’evidente impatto ambientale delle proteine animali, rispetto ad una dieta che predilige altri gruppi alimentari.

Eppure non è necessariamente la scelta migliore per tutti. Certo, se inserissimo un paio di giornate completamente vegan o vegetariane nella nostra alimentazione, riducendo in questo modo il nostro consumo di carne e latticini, l’Ambiente ringrazierebbe ( e probabilmente anche la nostra salute), e noi non dovremmo rinunciare ai nostri piatti preferiti  o al saluto della Nonna.

Ma ancora più importante, a parer mio, è valutare l’acquisto di produttori con un’attenzione particolare nei confronti dell’Ambiente (e di conseguenza alla nostra salute). Questo vale tanto per la carne e i latticini, quanto per i cereali, la frutta, la verdura, e tutto ciò di cui ci nutriamo.

Per poter scegliere prodotti sostenibili e salutari bisogna informarsi, leggere, parlare con le persone e cercare realtà che al di là del greenwashing, abbiano veramente a cuore la sostenibilità e si adoperino per creare una filiera a ridotto impatto ambientale. Il mio consiglio è di non fermarsi agli slogan del momento ma di adottare una dieta che sia sostenibile per te sul lungo periodo, sia da un punto di vista del gusto, che del prezzo che della salute.

Saper distinguere le uova di categoria A-0, piuttosto che la carne grass fed, o i pesci da acquacultura sostenibile, scegliere le verdure biologiche e i grani della zona, preferire latte e formaggi dei piccoli allevatori locali, sono piccole accortezze necessarie per ridurre l’impatto ambientale del nostro piatto e accrescere il nostro benessere.

Ora tocca a te!

Ora che sai come acquistare consapevolmente, non hai più scuse. Che tu abbia una passione per i dolci, non possa fare a meno della carne o “il pane non può mai mancare sulla mia tavola”, da domani puoi iniziare a leggere, selezionare, scartare e cercare quei prodotti che ti nutriranno, ti daranno soddisfazione e saranno esenti dai sensi di colpa.

Mi raccomando, questo non vuol dire rinunciare per sempre alla guacamole o alle tue chips preferite, ma semplicemente ridurne i consumi o sostituirle con dell’ottimo hummus e le patatine fatte in casa;) E ricorda, meglio iniziare da qualcosa, seppur piccolo, con costanza, che voler rivoluzionare la propria vita e gettare la spugna dopo poche settimane.

n.d.r Questo articolo è tratto da una mini serie che ho svolto in collaborazione con la mia amica e nutrizionista Martina Ferrarini, ora emigrata per amore negli States, e che abbiamo pubblicato anche nel suo sito ferrarinutrizione.com

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