Siddharta diceva: “tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità”.
Probabilmente, oggi, il grande Buddha non potrebbe dire lo stesso. O, almeno, non del Vietnam. Sì perché è proprio qui, in uno dei paesi del sud-est asiatico più popolosi al mondo, che i concetti astratti di polveri sottili, ossido d’azoto e monossido di carbonio si trasformano in un concreto muro di nebbia nera e si fanno arroganti protagonisti della storia di un popolo già troppo sporcata da guerre e sofferenze.
Il Vietnam è un paese straordinario.
È forte, combattivo e resiliente. È un paese che non troppo tempo fa ha vissuto una guerra lunga quasi 20 anni e che si trova, oggi, ad affrontarne un’altra, quella ambientale. Meno rumorosa, forse, ma altrettanto tangibile e letale.
L’epicentro della crisi è nella sua capitale, Hanoi. Una città caotica, nevrotica e indaffarata. È la città dei mille nomi e dell’ottimo cibo. È storia, religione e poesia. È dove la vita si svolge per le strade, nelle vie strette e animate del quartiere vecchio, cuore pulsante della capitale, dove si respirano profumi e odori, ma soprattutto un senso di comunità eccezionale. Dove ci sono persone, ovunque, che cantano, cucinano, lavorano, dormono.
È la storia di una vita quotidiana che scorre troppo velocemente, in un luogo dove il disordine universale sembra aver trovato la propria sistemazione. Dove la sacralità dei luoghi trasmette l’importanza della storia vissuta, di una città senza tempo, condizionata da un imperialismo che non gli ha dato tregua. È un insieme incredibile di tradizione e modernità. La città cacofonica per eccellenza. Sì, perché Hanoi è fatta di luoghi permeati di storia e leggende, di monumenti sacri in cui il silenzio e la pratica della preghiera regnano sovrani; ma anche di fabbriche, edifici mostruosi e un traffico senza tregua: un inferno di auto, scooter, bus e clacson assordanti.
Il traffico, qui, supera la soglia della normale immaginazione. È il posto in cui si riscrivono le regole della strada, dove i marciapiedi sono parcheggi per gli scooter e le strisce pedonali forme geometriche senza significato.
Hanoi è il caos concentrato in una sola città, dove l’aria si fa pesante e diventa sempre più irrespirabile, dove la mascherina è l’accessorio fondamentale se si vuole sopravvivere.
È il punto debole di questo poliedrico paese, il suo tallone d’Achille, quello che mette in ginocchio un governo che arranca nel trovare soluzioni efficienti per contrastarlo, e che sembra invece andare a braccetto con l’esponenziale crescita economica del paese e del relativo consumo di fonti di energia fossile dell’industria e degli impianti a carbone.
La loro combustione, mescolata ai gas provenienti dagli oltre 5 milioni di veicoli a motore nella sola capitale, dà vita a un cocktail letale di polveri sottili, un mostro invisibile ma di proporzioni inimmaginabili. O, forse, qualche misura possiamo dargliela.Nel 2019 uno studio condotto dalla facoltà di Ingegneria e tecnologia dell’Università di Hanoi e da Live&Learn for Environment and Community – con la sponsorizzazione di USAID – ha dimostrato come, in un solo mese, la capitale raggiungesse un livello di PM 2.5 di 35 microgrammi per metrocubo, superando la soglia massima stabilita in Vietnam di 25 microgrammi per metrocubo, mentre quella raccomandata dall’OMS è di 10.
Un’enorme nube densa e soffocante plasmata da un progresso economico incessante e noncurante della vita e della salute di coloro che ne sono il motore.
Hanoi – photo credit: Jacopo Scarica
Un insaziabile divoratore di aria pulita che con implacabile determinazione intacca e coinvolge anche l’estremo sud del paese, la moderna e imponente città di Ho Chi Minh, il cuore industriale ed economico della nazione. La trappola mortale perfetta per i pedoni. Camminare nell’antica Saigon è infatti un atto di fede senza precedenti. Qui i marciapiedi sono parte integrante di strade incapaci ormai di contenere un numero spropositato di mezzi che avanzano come formiche impazzite, noncuranti del giudizio di chi la classifica come una delle 15 città più inquinate del Sud-est asiatico. Una sentenza che non sorprende affatto chi approda in questa città dal retrogusto occidentale. È qui che la concentrazione di polveri sottili (PM 2.5) è più che doppia rispetto ai massimi livelli previsti dalle linee guida dell’OMS. È qui che i mezzi a motore, simbolo ormai di questo paese, sono i maggiori responsabili dell’inquinamento dell’aria: producono il 99% delle emissioni di CO2 della città.
Qui, dove l’industrializzazione e lo sviluppo avvelenano i polmoni di un paese che non respira più.
Ma si sa, in ogni racconto che si rispetti il mostro ha sempre il suo cavaliere contro cui combattere, l’eroe che emerge dall’oscurità, quello che cambia e riscrive la storia e che ci infonde un nuovo senso di speranza. E allora non ci rimane che aspettare l’arrivo del prode cavaliere, colui che ci regala il lieto fine e ci fa credere in un mondo migliore, più pulito; sperando solo che l’attesa non ci punisca con un Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento.