Una vita circolare

Disambiguazione: Questo articolo non tratterà di come ridurre il giro vita dopo le feste di Natale. Al contrario ti racconterà quali sono i principi, che puoi tranquillamente applicare alla tua vita anche tu, che guidano le mie scelte quotidiane nel tentativo di essere un ospite rispettoso – e gradito –  del nostro Pianeta (e per risparmiare sulla bolletta!;))

Se hai già letto questo articolo, saprai che mi diverte cercare di applicare le strategie che vengono adottare in contesti complessi, come quelli aziendali, alla vita di tutti i giorni e sfruttarle per avere un impatto più leggero compatibilmente con le nostre abitudini, le nostre passioni, le nostre paure, il nostro lavoro, insomma, con tutto quello che ci rende unici e irripetibili. In fondo la gestione della nostra vita, assomiglia molto a quella di un’azienda: devi spendere meno di quanto guadagni, efficientare l’utilizzo delle risorse, investire negli asset giusti, e compiere continuamente delle scelte valutando i prof e i contro tenendo in considerazione un ambiente interno decisamente articolato e un ambiente esterno sempre più imprevedibile. Per cui ben vengano delle linee guida che ci aiutino a orientarci in questo mare magnum di decisioni da prendere!

In questo caso parleremo quindi di come vivere una vita all’insegna dell’Economia Circolare, o di una sua versione leggermente rivisitata😜

Le R della circolarità

Per essere più circolari in realtà basta affidarsi ai principi delle “R”: RIDUCI, RIUSA, RICICLA (e aggiungerei anche RISPARMIA! E se non mi credi leggi qua.).

Negli anni, le iniziali “R” dell’Economia Circolare hanno subito un’esponenziale moltiplicazione. Studi e ricerche hanno permesso di identificare diverse modalità con cui implementare la circolarità di processi, prodotti, organizzazioni e filiere e questo ha portato a identificare diverse soluzioni.

Detto questo, visto che non ci troviamo in un aula universitaria, a noi interessa individuare, fra tutte queste teorie e modelli, quali sono i principi da cui prendere ispirazione quotidianamente. A me piace iniziare da una R a mio modesto parere, imprescindibile: RESPONSABILIZZATI.

R 1: Responsabilizzati

Come racconto in questo articolo, se non ci prendiamo la responsabilità delle nostre scelte e delle nostre azioni, consapevoli dell’impatto positivo e negativo che queste possono avere sulla società della quale noi facciamo parte, andiamo poco lontano.

Per la mia  formazione e per il mio modo di vedere la vita, la responsabilizzazione passa essenzialmente dall’informazione. Informarci è dapprincipio un nostro diritto, e diventa di fatto un dovere se vogliamo conoscere e comprendere le conseguenze delle nostre azioni. Leggere, studiare, confrontarsi, cambiare idea, sono alla base del principio di RESPONSABILIZZAZIONE.

Responsabilizzarsi vuol dire quindi diventare consapevoli che le nostre decisioni hanno un impatto, e mettersi nella posizione di essere disposti a cambiare il proprio comportamento per modificare quell’impatto. Non basta informarsi, poi bisogna agire. Esattamente come non basta sapere che fumare è dannoso per la nostra salute, per smettere. La responsabilità trae fondamento e consapevolezza dall’informazione, ma si esplicita solo nel momento in cui effettivamente facciamo qualcosa di diverso.

E cosa dobbiamo fare di diverso? RIDURRE, RIUSARE, RICICLARE.

Ah si, sempre perché a me piace aggiungere R, direi anche RIPULIRE.

In realtà, come dicevo, è tutto molto più semplice di quello che sembra. L’unico problema è che quando si inizia a vedere la vita sotto l’ottica della circolarità… nulla avrà più lo stesso aspetto. I pranzi in famiglia saranno all’insegna delle Doggy Bag per combattere lo spreco alimentare, il Natale un’occasione per tentare di organizzare feste “plastic free”, i saldi l’ennesima truffa di un sistema di produzione diabolico.

Questo viaggio, sapevatelo, è a vostro rischio e pericolo!

R 2: Riduci

Quindi per farla semplice, vi racconto quali sono le domande che mi pongo quotidianamente per cercare di essere il più sostenibile possibile e non incidere negativamente sulle mie finanze. E ve lo giuro, alcune sono di una banalità estrema!

A cosa mi serve?”

Fermi tutti, non sto parlando di rinunciare alla giacca blu, in pendant con i pantaloni panna, che è il must della stagione e ne ho assolutamente bisogno anche se ho già tremila giacche, alcune ancora con il cartellino. Sostenibile sì, ma comunque con gusto!

No, no, parlo proprio delle cose inutili. Quelle che lo sai bene che non ti servono a niente e che sono destinate in men che non si dica al cestino. Volete un esempio? Le buste nelle quali i commessi di tutto il mondo inseriscono i tuoi acquisti che potrebbero tranquillamente essere riposti nella borsa, nello zaino o nella tua manina.

Ecco a me le buste fanno andare su tutte le furie. Ma possibile che mi devi dare una busta dove riporre un rossetto, che è già dentro una bella confezione di carta, e che io lancerò in ogni caso nella borsa, o nella tasca o da qualche altra parte? E che necessariamente non servendomi a niente, finirà nel primo cestino a portata di mano?

DITE NO ALLE BUSTE INUTILI CON ME, VI PREGO!

E comunque dite di no a tutto ciò che palesemente manca di una qualsiasi forma di funzionalità (compresi: pupazzetti alle giostre, bottigliette di plastica, accessori usa e getta, palloncini, fiocchi, gadget, etc… la lista potrebbe andare avanti all’infinito)

R 3: Riutilizza/Ripara

E se proprio alla busta ci tieni, perché devi andare a fare la spesa e ovviamente non sai dove mettere latte cereali e marmellata, portati con te un bel sacchetto RIUTILIZZABILE. Ora ce ne sono di tutte le forme e le dimensioni: le tote bag in tessuto (che se sei furbo racimoli pure gratis da qualche evento), le buste in plastica di tutte le catene di supermercati, i porta frutta in corda, le bustine che si avvolgono su loro stesse e diventano bellissimi porta-chiave da lasciare in borsa all’occorrenza… ce n’è per tutti i gusti, e non hai scuse. Se non puoi ridurre, RIUTILIZZA.

A Natale, la quantità di rifiuti da imballaggio cresce a dismisura

Il principio del riutilizzo si applica a qualsiasi ambito della nostra vita. A parte alcuni contesti in cui proprio non si presta (vedi l’ambito sanitario), dobbiamo cercare di bandire ove possibile l’utilizzo degli oggetti monouso. E vi assicuro che purtroppo cadiamo in questa trappola molto più spesso di quanto ci piaccia ammettere. Basti pensare al Natale e alle confezioni regalo…

A braccetto con il principio del riutilizzare, c’è quello del RIPARARE. Ora, siamo sinceri, sono consapevole del fatto che le toppe ai pantaloni e rammendare i calzini siano vestigia di un’altra epoca, e che, a volte, costi meno acquistare un prodotto nuovo rispetto a riparare il vecchio. Eppure questo modello economico che ci porta costantemente ad acquistare prodotti di scarsa qualità, per gettarli in favore di un modello più recente o meglio funzionante, in tempi molto rapidi, per le tecnologie che abbiamo ora a disposizione, non è sostenibile. Implica non solo una produzione di rifiuti pro capite enorme, ma anche l’utilizzo intenso delle risorse necessarie alla produzione (energia, acqua, materie prime…).

Spesso ci ritroviamo a gettare degli oggetti, più per pigrizia che per reale necessità. Buttare lo zaino perché si è rotta la cerniera e acquistarne uno nuovo su Amazon dal divano del tuo salotto, è sicuramente più comodo e veloce, questo è indubbio. Ma esistono delle alternative.

Da qui la domanda “si può salvare?”

R 4: Rivendi/Riacquista

Oggi esistono molte soluzioni e diverse piattaforme che ci consentono di valutare svariate alternative alla spazzatura. Possiamo imparare a riparare o modificare quello che possediamo, e farlo diventare un divertente passatempo o una rendita secondaria (decoupage, cucito, restauro, etc…).   Possiamo barattare ciò che per noi ha perso di utilità per oggetti o servizi di cui abbiamo effettivamente bisogno, o ancora, vendere prodotti di cui desideriamo sbarazzarci e comprare tutto ciò che desideriamo che è stato precedentemente acquistato e utilizzato da altri.

Lo zaino rotto, a cui non riusciamo ad aggiustare la cerniera, può essere venduto o regalato a qualcuno che è disposto a riparlo e acquistare a nostra volta una soluzione “second-hand”.

Direi quindi che anche RIACQUISTA o un RIVENDI rientrano di diritto fra le R che ci servono. Forse è un po’ forzato, ma quello che a noi interessa è ridare una vita utile ad un oggetto che altrimenti diverrebbe un RIFIUTO. Questo all’inizio richiede effettivamente un po’ di pratica, ma ben presto diventa un’abitudine di cui non puoi fare a meno.

R 5: Ricicla

Da gonna a federa è un attimo!

Infine, quando ti sei sbarazzato di ciò che non ti serve, riutilizzi con dedizione, e ripari quando si rompe… manca un ultimo tassello per essere davvero circolare, il RICICLO. E no, per me riciclare non vuol dire solamente smaltire correttamente i rifiuti, ma consiste nell’evitare che quei rifiuti si formino.

La domanda giusta che dobbiamo porci è “cosa può diventare?”

I gambi dei broccoli, la gonna strappata, il baratto della Nutella… Devono finire necessariamente nella spazzatura? Mmmm… frena i motori. Io non vedo uno scarto, ma un valore ancora inespresso. Esattamente come la tua dispensa oggi è piena di bicchieri che una volta erano semplici contenitori per la crema alle nocciole, allo stesso modo i gambi dei broccoli possono diventare una zuppa e la gonna una bellissima federa per cuscini.

R 6: Ripulisci

L’ultima domanda che mi faccio sempre è “ho lasciato meglio di come ho trovato?”. È allora che entra in gioco il principio del RIPULISCI. Lo so, nel mondo è pieno di incivili che trattano i parchi pubblici come la loro discarica personale… ma se puoi, raccogli e smaltisci. Quando vado a camminare, di solito porto con me con una busta della spazzatura e un paio di guanti (rigorosamente da lavoro, resistenti e riutilizzabili)… chi lo sa quando possono diventare utili!

R 7: Ripensa

Credo però, che a questa lunga lista manchi ancora una R. La R di RIPENSA. Alla base di tutto quello che ci siamo raccontati in queste righe c’è una sola grande verità: dobbiamo ripensare il nostro modo di fare praticamente tutto. Dobbiamo essere creativi, coraggiosi, impossibili. Dobbiamo immaginare tutti i giorni un modo nuovo e imprevedibile di fare quello che facevamo prima. Dobbiamo ritornare bambini, dimenticare quello che ci hanno insegnato e ripartire da capo, divertendoci, emozionandoci e coinvolgendo tutti quelli che ci circondano.

Il cambiamento è tutto qui, noi che immaginiamo un nuovo mondo, come se fosse un gioco.

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