IL WC WATER FREE

Chiunque abbia avuto la fortuna di viaggiare sa benissimo che la maggiore preoccupazione per noi occidentali abituati a lussuose toilette in ceramica è “andare in bagno”.

Purtroppo infatti, nel XXI secolo per 3,6 miliardi di persone, secondo i dati delle Nazioni Unite, il wc altro non è, nel migliore dei casi, che un maleodorante buco nel terreno protetto da traballanti muri in lamiera.

La mancanza di servizi igienico sanitari degni di tal nome rappresenta molto di più che uno sgradevole inconveniente che i turisti si ritrovano ad affrontare nelle loro peripezie in giro per il mondo. O, tuttalpiù, un aneddoto divertente da raccontare al loro rientro in un mondo in cui, l’incredibile funzionamento delle fognature, è dato ormai per scontato.

L’acqua pulita parte, anche, dal WC

La Bill & Melinda Gates Foundation ritiene infatti che la mancanza di accesso alle strutture sanitarie e agli impianti di fognatura e depurazione delle acque sia una delle principali cause di malattie e morte nei Paesi in via di sviluppo. Bill e Melinda non sono gli unici a pensarla così: la stessa Unicef sostiene che più di mille bambini al di sotto dei 5 anni di età muoiono ogni giorno ancora per malattie come la diarrea, la cui incidenza nella popolazione si potrebbe facilmente limitare con la diffusione di appropriati trattamenti di depurazione delle acque di scarico e con l’accesso a impianti sanitari igienici.

Per noi ormai è assolutamente normale che le acque di scarico dei nostri wc subiscano opportuni trattamenti chimici e biologici di depurazione, atti ad eliminare efficacemente eventuali vettori di malattie più o meno gravi, prima di essere reimmessi nell’ambiente. Ma non è per nulla scontato! In molti Paesi, la carenza di infrastrutture fognarie adeguate fa sì che le acque reflue vadano a inquinare direttamente le falde sotterranee da cui ci si approvvigiona di acqua destinata al consumo umano.

A peggiorare la situazione, si aggiunge il fatto che i Paesi maggiormente colpiti da questa piaga, sono, di solito, gli stessi che incorrono nelle condizioni più serie di crisi idrica, ovvero la totale mancanza o la scarsità di acqua dolce utilizzabile in quelle che per noi sono attività quotidiane come lavarsi o scaricare il wc. Questo non è un problema di poco conto, considerando che in media uno scarico del wc dalle nostre parti spreca circa 5 L di acqua potabile.

La soluzione water-free

Come per ogni emergenza che si rispetti, la soluzione non può essere semplice, ed è per questo che ci sono voluti 7 anni, 200 milioni di dollari di investimenti e le menti più brillanti del globo per proporre quella che potrebbe essere un’invenzione rivoluzionaria capace di cambiare la vita a miliardi di persone.

Sto parlando del wc che non ha bisogno né di un impianto idrico né di un sistema fognario.

Questa macchina ingegnosa, che per la prima volta è stata presentata dallo stesso Gates al Reinvented Toilet Expo nel 2018, non solo consente di mantenere strutture igienico sanitarie sanificate, ma anche di convertire gli scarti in risorse, senza l’utilizzo di una sola goccia d’acqua. La parte liquida infatti viene trasformata tramite un processo di filtrazione, evaporazione e condensazione, in acqua pulita, ma non potabile, che può essere reimpiegata per svariate attività umane, mentre le feci vengono convertite in fertilizzante o biogas. Il progetto ha un chiaro impatto sociale e ambientale. Da un lato mira ad evitare la contaminazione delle falde e contenere la diffusione di malattie; dall’altro a ridurre l’inquinamento degli ambienti acquatici e preservare l’acqua, una risorsa fondamentale per la nostra sopravvivenza che purtroppo diamo spesso per scontata (come spiego in questo articolo).

WC water free e Agenda ONU 2030

Questo wc non è un progetto visionario, ma è un prodotto già pronto al commercio e si inserisce di diritto in quelle innovazione che contribuiranno entro il 2030 al raggiungimento dell’ SDG n° 6: clean water & sanification.

L’obiettivo di questo Goal è decisamente ambizioso: non solo consentire a tutta la popolazione mondiale di avere libero accesso all’acqua potabile, ma anche risanare gli ecosistemi legati alle acque e diffondere impianti igienico sanitari adeguati, contribuendo così sia al miglioramento dello stato di salute e benessere delle fasce più povere della popolazione globale, sia alla riduzione della quantità di acque reflue non trattate che arriva nei nostri mari.

Chiaramente c’è ancora tanto da fare prima che questi wc vengano diffusi capillarmente dove ce n’è più bisogno. Ma ogni grande scalata inizia dal primo passo. O meglio dal primo sciacquone. Ops.

Related posts

Lo spirito giusto per affrontare la sfida ambientale

I traguardi nella Protezione dell’Ambiente

Insieme siamo un Tornado